Quando la rabbia si congela: capire il “freezing” nelle relazioni conflittuali

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Ci sono persone che, durante un litigio, alzano la voce, si infervorano, discutono.
E altre che, invece, si spengono: restano in silenzio, sembrano calme o distaccate, come se non provassero nulla.
Spesso queste due modalità si incontrano — e si scontrano.
Chi esplode si arrabbia ancora di più di fronte a chi resta “troppo tranquillo”, mentre chi si chiude si sente sopraffatto dal tono dell’altro.
Ma cosa accade davvero dietro queste due reazioni?

Le risposte del corpo: attacco, fuga e congelamento

Di fronte a uno stress o a un conflitto, il nostro sistema nervoso attiva risposte automatiche di sopravvivenza.
Le più note sono fight (attacco) e flight (fuga), ma ce n’è una terza: freeze, il congelamento.

  • Fight (attacco): il corpo si prepara a difendersi; la rabbia diventa energia per affermarsi e proteggersi;
  • Flight (fuga): ci si allontana fisicamente o emotivamente dalla minaccia;
  • Freeze (congelamento): l’organismo si blocca. È una fuga immobile: il corpo “si spegne” per non essere travolto.

Nel freezing, quindi, la persona non è calma — è in uno stato di blocco. Il sistema nervoso tenta di proteggerla riducendo l’attivazione, ma così interrompe anche il contatto emotivo con l’altro.

La rabbia congelata

Chi si congela prova comunque rabbia: la sente nel corpo, come tensione, peso o nodo alla gola.
Ma non riesce a esprimerla.
È una rabbia “trattenuta”, spesso legata a esperienze passate in cui reagire era pericoloso o inutile: famiglie conflittuali, ambienti imprevedibili, relazioni dove esprimersi significava rischiare di essere rifiutati.

Il risultato è un conflitto interno: una parte vorrebbe difendersi, l’altra la blocca.
Dall’esterno sembra indifferenza, ma dentro c’è paura, frustrazione e disconnessione.

Perché la calma dell’altro può farci arrabbiare

Chi si arrabbia e trova di fronte una persona “troppo calma” vive una forte frustrazione.
Non sentendosi riconosciuto emotivamente, interpreta la calma come disinteresse o superiorità.
In realtà, quella calma è spesso un meccanismo di sopravvivenza.
Capirlo può trasformare la dinamica: non c’è un “colpevole”, ma due sistemi nervosi che cercano di proteggersi in modi diversi.

Uscire dal congelamento emotivo

Imparare a gestire il freezing non significa “diventare impulsivi”, ma riattivare il corpo e dare voce all’emozione.
Ecco alcuni passaggi utili:

  1. Riconoscere i segnali del blocco: respiro corto, tensione, mente vuota, voce piatta;
  2. Riattivare il corpo: muoversi, respirare lentamente, cambiare postura;
  3. Dare parole alla chiusura: “Mi sto chiudendo, ma non voglio evitare la discussione”;
  4. Accogliere la rabbia come informazione: chiede spazio, confine, rispetto;
  5. Allenarsi a esprimerla gradualmente: comunicare i piccoli fastidi prima che diventino silenzi o esplosioni.

La calma empatica come ponte

Nelle relazioni, l’obiettivo non è eliminare la rabbia, ma restare connessi anche quando emerge.
Chi si arrabbia può imparare a esprimere senza sopraffare; chi si chiude può imparare a restare presente senza scappare.
La vera calma non è assenza di emozione, ma presenza regolata: un modo per dire “resto qui, con me e con te, anche se è difficile”.

In conclusione

Dietro ogni lite ci sono due sistemi nervosi che cercano sicurezza.
Comprendere le nostre reazioni — rabbia o freezing che siano — ci aiuta a uscire dal ciclo di attacco e chiusura, e a costruire dialoghi più autentici.
Perché a volte, la pace non nasce dal silenzio, ma dal coraggio di restare presenti.

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