La memoria non fa le valigie da un giorno all’altro

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Capire i segnali del cervello che invecchia (e come prendercene cura)

Quante volte ci capita di dire:
“Non trovo le chiavi, sto invecchiando!”
“Ma come si chiamava quella persona? Ce l’ho sulla punta della lingua…”” Mamma sembra sempre più confusa, ma magari è solo stanca…”

Tranquilli: dimenticare qualcosa ogni tanto è normale. Fa parte della vita.
Ma quando la memoria, il linguaggio o l’orientamento iniziano davvero a fare i capricci, allora è il momento di ascoltare quei segnali.

Nella mia pratica professionale, come psicologa esperta in neuropsicologia clinica, mi occupo proprio di questo: aiutare le persone a riconoscere, capire e affrontare i cambiamenti cognitivi legati all’invecchiamento e alle malattie neurodegenerative come l’Alzheimer e altre forme di demenza.

Ma come si fa a distinguere una “distrazione” da un campanello d’allarme? E soprattutto: cosa possiamo fare quando il cervello comincia a perdere qualche colpo?

Invecchiare è normale. Dimenticare, ogni tanto, anche. Ma…

Il nostro cervello invecchia, proprio come il resto del corpo. È normale fare più fatica a ricordare i nomi, a trovare le parole al volo o a gestire tante informazioni insieme.

Ma quando il problema comincia ad interferire con la vita quotidiana, allora non è più solo “una cosa dell’età”.

Ecco alcuni segnali da non ignorare:

  • Dimenticare eventi importanti o appuntamenti frequentemente;
  • Perdersi in luoghi familiari:
  • Faticare a seguire una conversazione o a trovare le parole;
  • Cambiamenti dell’umore o della personalità;
  • Difficoltà a svolgere attività che prima erano semplici.

La buona notizia? Oggi abbiamo strumenti potenti per fare prevenzione, per diagnosticare precocemente e, soprattutto, per prendersi cura della persona, non solo della malattia.

Non si tratta solo di test e diagnosi. Si tratta di ascolto, empatia, relazioni, e di restituire dignità a chi, con dolcezza o con fatica, inizia a perdere qualche pezzo di sé.

Cosa fa il neuropsicologo (e perché è importante rivolgersi a uno specialista)

Il mio lavoro è proprio questo: valutare il funzionamento del cervello, con strumenti clinici che ci aiutano a capire se siamo di fronte a un normale invecchiamento, oppure a un disturbo neurocognitivo, come l’Alzheimer o altre forme di demenza.

La valutazione neuropsicologica è come una mappa dettagliata del funzionamento mentale: memoria, attenzione, linguaggio, orientamento, funzioni esecutive…tutto ciò che ci permette di essere autonomi nella vita quotidiana.

Prevenzione, diagnosi precoce, accompagnamento

Il cervello è plastico, e in molti casi intervenire in tempo fa la differenza: possiamo rallentare il declino, potenziare le risorse residue, supportare la persona e la sua famiglia.

Per questo è importante:

  • Non aspettare che “vada tutto in pezzi”;
  • Parlare con un professionista già ai primi dubbi;
  • Non avere paura della parola “demenza”: sapere è sempre meglio che ignorare.

E i familiari? E i caregiver?

Chi si prende cura di una persona con un disturbo neurodegenerativo sa quanto può essere faticoso, frustrante e, a volte, anche doloroso.
Ma non sei solo.

Come psicologa, il mio lavoro è anche accompagnare, ascoltare, fornire strumenti pratici ed emotivi per affrontare il percorso insieme.

In conclusione

Non si tratta solo di test, diagnosi e cartelle cliniche. Si tratta di persone, storie, relazioni.

Se hai un dubbio, se vedi un cambiamento che ti preoccupa, se vuoi saperne di più su come funziona una valutazione neuropsicologica o come affrontare un disturbo cognitivo, scrivimi. Parlarne è già prendersi cura.

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