Mio figlio vittima di bullismo. E adesso?

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Mi capita spesso di ricevere in studio bambini vittime di bullismo, diventato ormai un problema significativo e la cui natura è molto pericolosa perché porta la vittima a provare grande sofferenza e, spesso, a sentirsi anche sottomessa fino ad arrivare all’incapacità di chiedere aiuto e denunciare le vessazioni subite.

Negli ultimi anni, a seguito dell’uso diffuso degli smartphone e dell’accesso ad internet è emerso un altro fenomeno: il cyberbullismo, caratterizzato dall’uso di forme di contatto elettroniche (telefonate, messaggi di testo, trasmissione di foto/video/clip audio, e-mail, chat room, ecc…) che consentono all’autore di bullismo di rimanere anonimo, intensificando i sentimenti di disagio nella vittima. A differenza del bullismo, che si verifica prevalentemente in ambiente scolastico, il cyberbullismo può verificarsi ovunque.

La persistenza del fenomeno per periodi di tempo prolungati può causare diversi disturbi: dalla perdita dell’autostima, alla sfiducia negli altri, a ripercussioni sui legami di amicizia, all’isolamento sociale e all’allontanamento dal gruppo dei pari, fino ad arrivare a disagi più complessi quali ansia, depressione, attacchi di panico, somatizzazioni, disturbi dell’alimentazione e, nella peggiore delle ipotesi, suicidio.

Quando un genitore mi chiede cosa può fare adesso che è venuto alla luce il coinvolgimento di suo figlio, in qualità di vittima, in un caso di bullismo spiego sempre che è molto importante andare a comprendere quali politiche anti-bullismo sono presenti all’interno della propria scuola poiché conoscere e avere familiarità con questi protocolli permette di rispondere in modo immediato ed efficace al caso. Se la scuola non dovesse predisporre di una politica esplicita contro il bullismo è necessario che si crei un regolamento o un protocollo finalizzato alla prevenzione e al contrasto del fenomeno bullismo. Un ulteriore aspetto, non meno importante, è quello di ricordare che le misure volte a regolare i fenomeni di bullismo, oltre ad occuparsi della vittima, dovrebbero anche affrontare il comportamento dell’autore di bullismo che non va etichettato come “bullo” in quanto il bullismo è un’azione e non un’identità.

Quando il bullismo viene affrontato in modo idoneo, è possibile sia sostenere il bambino vittima di bullismo sia trasformare in positivo il comportamento del bambino che ha bullizzato la vittima.

Purtroppo, ad oggi, l’ipotesi di mettere in atto politiche anti-bullismo a tolleranza zero, espellendo o sospendendo gli autori di bullismo, non si sono dimostrati efficaci nella risoluzione del problema. Infatti, un approccio a “tolleranza zero”, in cui ogni comportamento scorretto viene punito con la sospensione, aumenta il rischio di abbandono scolastico e non sembra migliorare il comportamento. Le politiche che premiano il comportamento positivo invece, come la giustizia riparativa e gli interventi che favoriscono un comportamento positivo si sono dimostrati strumenti di disciplina molto più efficaci. Molte scuole hanno già adottato delle politiche antibullismo sottolineando la gravità del fenomeno ed elencando, chiaramente, le molteplici violazioni di leggi, molte delle quali sono penali.

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